bambini che muoiono
Di bambini, ne avevano ormai veduti morire: il terrore da mesi, non sceglieva affatto; ma non avevano ancora seguito le loro sofferenze minuto per minuto, come stavano facendo dalla mattina. E, beninteso, il dolore inflitto a quegli innocenti non aveva mai finito di sembrargli quello che in verità era, ossia uno scandalo. Ma sino ad allora si erano scandalizzati astrattamente, in qualche modo: mai avevano guardato in faccia, sì a lungo, l’agonia di un innocente.
.. Le mani divenute simili ad artigli, tormentavano adagio le sponde del letto: risalivano, grattavano la coperta presso le ginocchia, e all’improvviso il bambino piegò le gambe, si portò le cosce sul ventre, rimanendo immobile. Allora aprì gli occhi per la prima volta. Nel cavo del volto ora rappreso in un’argilla grigia la bocca s’aprì e quasi subito ne uscì un solo grido continuo, graduato appena dalla respirazione, che colmò immediatamente la stanza d’una protesta monotona, discorde, e sì poco umana che sembrava provenisse da tutti gli uomini in una volta. Una bocca infantile, insozzata dalla malattia, piena d’un grido di tutti gli évi; Mio Dio, salva questo ragazzo.[1]
[1] Citato Camus in La peste