co sentimento

Avere pietà di una creatura vivente significa che siamo superiori a quella creatura, che ci chiniamo, abbassiamo al suo livello. E’ per questo che la parola compassione generalmente ispira diffidenza: designa un sentimento ritenuto mediocre, di second’ordine, che non ha molto a che vedere con l’amore. Amare qualcuno per compassione significa non amarlo veramente. Tuttavia, nelle lingue che formano la parola compassione non dalla radice sofferenza=passio bensì dal sostantivo sentimento = soucit – wspòlczucie - mitgefȕhl - medkȁnsla, la parola viene usata con un significato quasi identico, ma non si può dire indichi un sentimento cattivo o mediocre. La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce diversa e le dà un senso più ampio: avere compassione – co-sentimento – significa vivere insieme a qualcuno la sua disgrazia, ma anche provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo.