Estetica post classica
Se si osserva il quadro generale della scienza contemporanea, non sembra possibile limitarsi all’applicazione di concetti classici (a volte classicisti, quasi ereditati da Winckelmann) dell’estetica come simmetria, semplicità, ordine, coerenza, unità, eleganza e armonia. La scienza odierna che volge la propria attenzione a fenomeni inerenti la complessità, il caos, l’entropia, le turbolenze o le catastrofi, sembrerebbe richiedere l’applicazione di un’estetica post-classica che segua, almeno per certi aspetti, l’evoluzione delle arti figurative. Già Bohr, formulando il principio di complementarietà, mostrava interesse per il cubismo, per quella scomposizione analitica in cui riscontrava il duplice volto dell’entità atomica, la dualità di onda e particella. Inoltre, ripercorrendo la genesi della teoria dei quanti in termini di propensione variabile della visualizzazione (da parte di Bohr, Heisenberg, Born e Schrödinger), si potrebbe supporre che l’evoluzione scientifica sia stata ostacolata da abitudini percettive legate ad un’estetica figurativa e ipotizzare che alla fisica subatomica sia più consono un pensiero visivo affine alla pittura astratta o informale che ha cercato di rendere visibili entità invisibili alla percezione abituale. Il microscopio e il telescopio hanno tanto allargato il campo della nostra visione, che la piccola natura sensibile che possiamo vedere con i nostri occhi ha cessato di soddisfare la nostra immaginazione. Per l’effetto, possiamo affermare che l’arte astratta non abbia tagliato i ponti con la realtà, ma l’abbia invece indagata nella sua anatomia microscopica, oltrepassando i limiti percettivi dell’occhio.