l'essere o il nulla

L’essere o il nulla, ecco il problema. Salire, scendere, andare, venire; tanto fa l’uomo che alla fine sparisce. Un tassì lo reca, un treno lo porta via, il ponte di Calatrava ancora non lo sa, e quello di Rialto non ci bada. Venezia è solo un sogno, Lucia è solo un’ombra (incantevole), quell’uomo il sogno di un’ombra (o di un incubo) e tutta questa storia il sogno di un sogno, l’ombra di un’ombra, poco più di un delirio scritto a computer da un romanziere idiota (oh! Mi scusi!). Laggiù, oltre, un po’ oltre, nell’isola di San Michele si accatastano le tombe dei veneziani che furono, che salirono e scesero scale, andarono e vennero per le calli e tanto fecero che alla fine sparirono. Un forcipe li introdusse, una lancia funebre li porta via e mentre costruiscono il ponte di Calatrava Rialto si screpola più presto di quanto le ossa dei morti fin troppo presenti non si dissolvano nell’humus della città tutto impregnato d’affanni.[1]

[1] Queneau (se avesse scritto) – Zazie (Lucia) nel metrò (in vapo)