La Tempesta oggetto di devozione

            Avevo rispettato scrupolosamente i metodi dell’investigazione accademica per svelare il mistero della Tempesta del Giorgione, mi ero sforzata di farne coincidere i contorni, avevo impiegato cinque anni a tessere un ordito impeccabile basato sui principi della logica; e due soli giorni a Venezia mi avevano insegnato che la logica non serve per comprendere la vita, né l’intelligenza per comprendere l’arte, perché l’arte è la religione del sentimento. Due soli giorni a Venezia mi avevano azzerato cinque anni di lavoro, calpestando le mie convinzioni teoriche e precipitandomi in una landa di disorientamento. La Tempesta che avevo vivisezionato e ricomposto con pazienza numismatica, non era in realtà un puro e semplice oggetto di fruizione estetica, o una palestra per gli esercizi retorici degli specialisti: è oggetto di devozione e fonte di turbamento per quanti si credono suoi proprietari morali .. un campo di battaglia su cui uomini e donne si scontrano, lo scenario sul quale sfilano le loro chimere, i loro aneliti, le loro frustrazioni .. un quadro che ha bisogno di spiegazioni non è un buon quadro ..