Il piccolo dio, figlio di Zeus e di Maia

Il piccolo dio, figlio di Zeus e di Maia, esce dalla grotta in cui è stato partorito e s’imbatte in una tartaruga che pascola l’erba tenera movendosi lentissimamente lì intorno. Incuriosito, la osserva, ride, le chiede da dove mai giunge. La solleva da terra come un giocattolo, la porta dentro la grotta; e vibrando uno scalpello spacca impietoso e con veloce destrezza il midollo dal guscio e poi sul guscio apre dei fori, vi conficca delle canne tagliate su misura, vi lega sette corde fatte di budello di pecora. Era la lira. Percuote le corde con il plettro e canta e .. celebrava gli dei che vivono eterni, e la nera terra, e quale fu di ognuno l’origine e quale il destino.

La poesia in Occidente nasce dall’incontro del dio bambino con la tartaruga, l’animale che è portatore di un più arcaico, profondo strato dell’essere: nasce cioè dall’incontro tra la primordiale, opaca, pietrificata indistinzione delle cose e l’energia puer dell’anima che con i suoi lievi, acuti giochi di metamorfosi ne trae un ritmo inaudito, incantato e d’amore. La poesia con la sua segreta alchimia riduce ad oro potabile le acque velenose che scorrono dalla morte attraverso la vita.[1]

[1] Citato Shelley