Lucia è semplice come una delle tue mani
Lucia è semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente, ha linee di luna, cammini di mela, nuda è sottile come il grano nudo. Nuda sei enorme e gialla come l’estate in una chiesa d’oro.
Lucia è tutto ciò che è attraente nella floridezza senza sacrificare tutto quello che è piacevole nella snellezza.
Lucia stasera ha caldo (quando pensa un po’ troppo presa da - perfetta e pura - lussuria). L’aria è come champagne. Tra un’ora la festa. Che vestito mi metto? Quello blu o quello nero? Forse stasera il nero è più adatto. Non sarà troppo scollato? Come può, da secoli, tornare e morire nell’estate la primavera? Come quella che un’altra volta qui fuori dischiude tepori dal marmo freddo dei palazzi e delle chiese della laguna su cui immobile si muove Venezia. Venezia foresta capovolta, fronde affondate nel fango, sulle radici Venezia. L’altra è dentro i canali. Capovolta. Quale bellezza la città sul mare! Dopo tutto forse questo basta: come la bellezza delle donne. Una cosa come Venezia, nessun uomo può farla, solo dio[1], ed il suo inesauribile segreto resiste al piratesco affarismo dei suoi commercianti e alle insidie del mare, ancora all’inizio di un altro millennio.
[1] Citata Weil in Venezia salva.