In gennaio fiorirono i calicantus
In gennaio fiorirono i calicantus. In aprile si coprirono di fiori i peri, i peschi e i meli e le sorgenti si gonfiano impercettibilmente, poi ritornano ad un flusso normale. Il mese successivo si tagliò il fieno, a giugno si mieté l’avena e l’orzo. Le albicocche erano già gonfie d’estate e comparvero le pere precoci. Le sorgenti già si inaridivano ed il caldo aumentava. Ma se qui era prosciugato, il sangue della terra faceva però fiorire il sambuco, il fico e il melograno e dava zucchero alle prime uve. Ci fu un gran vento bruciante che riarse la terra e accese incendi un po’ ovunque. E poi, di colpo, la stagione precipitò. La vendemmia si concluse in fretta. Da settembre a novembre la pioggia spazzò la terra con grandi acquazzoni. Allora, appena terminati i lavori estivi, incominciarono le prime semine, mentre le sorgenti improvvisamente si gonfiavano e sgorgavano a torrenti. Alla fine dell’inverno il grano in certe terre germogliava già, mentre in altre si finiva appena di arare. Poco dopo i calicantus furono di nuovo gialli nel cielo gelido e azzurro. Il nuovo anno continuò nella terra e nel cielo. Il grano fu seminato, la vigna arata e zolfata, gli alberi innestati. Nello stesso mese maturano le nespole. Di nuovo la fienagione, la mietitura e la trita estiva. A metà dell’anno grossi succhi succosi e appiccicosi guarnirono le tavole: fichi, pesche e pere che si mangiavano avidamente nelle pause della trebbiatura. Alla successiva vendemmia, il cielo si coprì. Neri e silenziosi passarono stormi di stornelli e di tordi che venivano dal nord. Per loro le olive erano già mature. Si raccolsero poco dopo il loro passaggio. Grossi voli di nuvole anch’essi provenienti dal nord passarono sul mare e sulla terra, ripulirono il mare dalla sua schiuma e lo lasciarono limpido e gelido sotto un cielo di cristallo. Per diversi giorni vi furono di sera lampi lontani e silenziosi. Cominciarono i primi freddi.