Liberazione nella contemplazione artistica
L’esperienza artistica è la prima forma di liberazione.
Nella contemplazione artistica noi sottraiamo l’oggetto alle sue relazioni spaziali, temporali, causali, con gli altri oggetti e con noi stessi. Esso non è un termine di desiderio, non ci trascina a sé; siamo noi invece che ci proiettiamo in esso, per contemplarvi il suo nucleo ideale, il suo valore universale, il suo significato generale. Svestito della sua particolarità, non lo consideriamo mezzo per la soddisfazione di un nostro bisogno. Noi stessi perdiamo il senso della nostra particolarità, della nostra identità storica, per smarrirci nella contemplazione, per dissolverci nell’intuizione della bellezza.
Il piacere estetico è dunque senza fine pratico, è puramente gratuito, e pertanto pone l’uomo fuori del dominio della volontà, fuori dall’aspirazione al possesso. Esso non implica azione, ma solo contemplazione, e pertanto ci tira fuori dalla logica di dolore che domina la vita dell’uomo comune.[1]
[1]Citato Schopenhauer